Colorno - Cenni storici

La storia di Colorno (di cui si ha qualche informazione certa) inizia nel 1004.

Il nome Colorno, come si nota nello stemma ufficiale del paese, approvato dal duca di Parma Ferdinando di Borbone, deriva inizialmente dalla parola "ornis".

« La placca ossia carta dello stemma in cui a posto viene rappresentato lo stemma stesso nella somità ornato di corona nobile e lateralmente due palme fregianti detta palacca o carta significanti insieme al drago di sotto rovesciato e schiacciato dall'arma o stemma stesso il trionfo riportato dalla Santa Vergine Martire Margarita patrona da molt'anni presa principale da questo Pubblico (Comune). Nel didentro dello stemma per meglio dire scudo ritrovansi ordinatamente segnati li segni allusivi al martirio della Santa prelodata come sopra in questo modo cioè: dal lato diritto la croce d'oro in campo di gola, ossia cruento significante il trionfo riportato dalla gloriosa martire succitata contro il commune nemico; e dalla sinistra parte d'esso scudo scorgesi un orno ossia specie di frassino selvatico albero che al lungo un tempo fregiava il canale Galasso già denominato l'Orno, o come volgarmente scrivendo dicesi Lorno. È tale pianta descritta elevata in campo d'argento con appiedi la ripa del citato fiume Lorno scorrente in turchino celeste l'acqua del medesimo canale corrente. Nel contorno poi circondante dett'arma evvi il motto EX ORNIS LURNUS. EX HOC COLURNUS »

(Dall'archivio storico comunale, Deliberazioni della Comunità, 7 giugno 1790)

 

Il nome di Colorno compare per la prima volta in un documento del novembre 953 e in seguito in un atto del 1004, sottoscritto da "Albertus Caputlurniensis", che concedeva alla chiesa locale un mulino posto sul canale Lorno proprietà del Vescovo di Parma. Il paese si trovava allora alla confluenza fra i torrenti Lorno eParma. Il primo feudatario di Colorno fu quindi il Vescovo di Parma, che verso la metà del Duecento lo vendette al Comune di Parma, che lo acquistò per farne uno strategico avamposto che, fortificato a dovere, avrebbe efficacemente protetto Parma dagli attacchi provenienti da nord. Gli storici, infatti, ci ricordano che Colorno fu una delle poche città a resistere all'avanzata di Federico II nel 1247, giunto a Parma per punire il Comune per essere passato dalla parte guelfa. Essi infatti nella notte, si spinsero lungo il corso della Parma fino al campo nemico; fu proprio qui che ingombrarono il letto del torrente con terra e pezzi di legno: la Parma fece il resto, si ingrossò, esondò e sbaragliò il nemico. Ma i colornesi, tuttavia, furono anche sopraffatti più volte dalle forze della natura, e infatti fu proprio all'indomani di un pauroso incendio e dell'alluvione seguente, che Colorno venne ricostruito, questa volta però sul lato destro della Parma, intorno alla nuova fortificazione costruita da Azzo da Correggio nel 1337. Dopo essere stato dolorosamente e sanguinosamente feudo dei Terzi, Colorno venne dato nel 1458 da Francesco Sforza, Duca di Milano al nipote Roberto Sanseverino e rimase in possesso dei suoi discendenti fino al 1612, quando passò alla Camera Ducale di Parma retta dai Farnese, che vennero in possesso del nuovo Ducato di Parma e Piacenza creato da Papa Paolo III Farnese nel 1545.

La famiglia Sanseverino contribuì all'espansione di Colorno prima con Roberto, che iniziò il progetto del giardino, poi con Barbara Sanseverino, che trasformerà questa residenza militare in un edificio signorile; importanti lavori di ristrutturazione, tra cui la trasformazione dei bastioni merlati in eleganti torri, chiamarono a corte famosi artisti ed architetti, tra i quali Ferdinando Galli Bibiena. Venne costruito l'Oratorio di San Liborio, la Longara, il Palazzo Bruciato (Villa ex Manfredi), la Torre delle Acque, l'Aranciaia, e l'Oratorio della Santissima Annunziata. Con la morte di Antonio Farnese la linea dinastica si estinse e il ducato passò nelle mani di Carlo III Borbone, figlio del Re di Spagna Filippo V e dell'ultima discendente della famiglia Elisabetta Farnese. Nel 1734 iniziò lo spoglio del Giardino e degli arredi del Palazzo che vennero trasferiti a Napoli.
In quello stesso anno Colorno fu al centro della battaglia nota come la Battaglia di Colorno, tra il fronte franco-piemontese e quello austriaco durante la guerra di successione polacca: l'esercito austriaco, forte di sessantamila uomini, si era spinto verso il Po, con il proposito di penetrare nei territori di Modena e di Parma per prendere i Franco-piemontesi alle spalle e costringerli alla ritirata. Il principe di Wurtemberg, trovandosi assente Mercy, ne aveva il comando, occupò di sorpresa Colorno, ma poco dopo fu costretto a ritirarsi dal sopraggiungere di Carlo Emanuele II.

Con Filippo di Borbone, secondogenito di Elisabetta Farnese, e poi con suo figlio Ferdinando, Colorno divenne "la Versailles dei Duchi di Parma", grazie anche all'intervento di artisti del calibro di Ennemond Alexandre Petitot. Con Filippo di Borbone venne costruita la Venaria e nel 1756 venne sistemata la viabilità del paese nell'altra parte del ponte della Piazza. La politica laica del Du Tillot, suo fidato ministro, portò alla soppressione dell'ordine dei Gesuiti che però tornarono nel 1798, istituendo un noviziato nell'attiguo convento, che nel 1794 avrebbe dovuto ospitare l'ospedale S. Mauro Abate ma che fu concesso alla congregazione che ebbe notevole influenza sulla corte. Notevole fu l'impronta data invece da Ferdinando: a lui si deve la sistemazione della Piazza con la demolizione delle case verso il torrente, la costruzione del Ponte di S. Giovanni, la ricostruzione delle chiese di S. Liborio e di S. Stefano, la costruzione del Casino e dell'Oratorio di Copermio, l'edificazione del Convento dei Domenicani. Sulla chiesa di san Liborio un medaglione bronzeo recante la scritta Jhwh in lettere ebraiche ricorda la grande devozione del Duca che favorì la conversione degli ebrei che, a Colorno, avevano un loro ghetto ed una sinagoga a lato del duomo di Santa Margherita. Alla morte di Ferdinando il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla venne annesso alla Francia e nel 1807 il Palazzo di Colorno fu dichiarato "Palazzo Imperiale". Dopo la morte di Napoleone il Congresso di Vienna assegnò il Ducato a Maria Luigia d'Austria, che pernottò a Colorno il 20 aprile 1816 prima di entrare come sovrana a Parma. Maria Luigia restaurò il Palazzo e trasformò il giardino. Alla sua morte (1847) tornarono i Borbone-Parma.
L'unificazione del Ducato al Regno d'Italia rappresentò l'inizio della decadenza del complesso monumentale del paese: arredi trasferiti o venduti, edifici pubblici ceduti a privati, boschi messi a coltivazione e la trasformazione del Palazzo e del Convento dei Domenicani in Ospedale Psichiatrico nel 1872.

Durante la Seconda guerra mondiale, il 20 marzo 1945, bombardieri anglo-americani attaccarono Colorno e nel raid aereo vennero colpite la ferrovia e i depositi di carburante nascosti nel parco della Reggia causando tre giovani vittime.

Negli ultimi vent'anni sono stati effettuati numerosi interventi di restauro: al Palazzo Ducale, alla chiesa di S. Liborio, alla chiesa di S. Stefano, alla chiesa di S. Margherita, all'Aranciaia, al Mulino Ducale. Sono iniziati lavori all'Appartamento Nuovo di Ferdinando di Borbone, con il suo suggestivo osservatorio astronomico.